Stop Killing Games diventa ONG: la battaglia contro la “morte” dei videogiochi entra in una nuova fase

La vicenda affonda le sue radici nel 2024, quando Ubisoft decise di rendere definitivamente inaccessibile The Crew, scatenando un acceso dibattito sul destino dei giochi online una volta terminato il supporto. Da lì è partita una mobilitazione che ha raccolto oltre un milione di firme, sufficienti a imporre una discussione a livello europeo. Pur ribadendo che nessun servizio è eterno, il CEO di Ubisoft Yves Guillemot aveva promesso che situazioni simili non si sarebbero ripetute con le stesse modalità, segno che la pressione esercitata non è stata irrilevante.
Scott non ha nascosto in passato una certa stanchezza personale dopo anni di battaglie, ma ha chiarito che il movimento non dipende più solo da lui. La guida operativa in Europa sarà affidata a Moritz Katzner, attivista politico tedesco già coinvolto nell’iniziativa, mentre negli Stati Uniti la nuova struttura cercherà di aprire un dialogo in un contesto tradizionalmente meno incline alla regolamentazione del settore. Lo stesso Scott ammette di essere scettico sull’impatto che un’ONG possa avere nel mercato americano, ma considera il tentativo un passo necessario per mantenere alta l’attenzione.
Interessante anche il ragionamento sul piano economico. Secondo Scott, l’industria combatte con forza le normative su microtransazioni e monetizzazione aggressiva perché in gioco ci sono miliardi di dollari. Diverso sarebbe invece il discorso sui piani di fine vita: predisporre soluzioni minime per garantire l’accesso ai giochi dopo la chiusura ufficiale avrebbe costi relativamente contenuti, probabilmente inferiori alle spese sostenute per ostacolare eventuali regolamentazioni.
Il progetto, inoltre, potrebbe non fermarsi a Europa e Stati Uniti. Si parla già della volontà di costruire un movimento globale, capace di estendere la presenza di Stop Killing Games in altri territori. Se fino a ieri sembrava una battaglia di nicchia, oggi appare come un tentativo concreto di ridefinire il rapporto tra publisher e consumatori nell’era dei servizi digitali.
Resta da capire quanto il settore sarà disposto ad ascoltare. Ma una cosa è certa: il tema della “morte” programmata dei videogiochi non è più confinato a forum e video su YouTube. È entrato nel dibattito politico, e potrebbe cambiare le regole del gioco.
Vincenzo Napolitano
Anche noto come Vind GrizzlyBevo, mangio, amo lo sport, i videogiochi, la scienza, l'ingegneria industriale. Procrastinatore seriale. (Un giorno scriverò anche una biografia decente).
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