Nintendo fa causa al governo degli Stati Uniti: al centro i dazi sull’import di hardware

Scritto da Vincenzo Napolitano, il 8 marzo 2026 alle 9:50
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Nintendo ha avviato un’azione legale contro il governo degli Stati Uniti per ottenere il rimborso dei dazi doganali pagati negli ultimi mesi sulle importazioni di hardware e altri prodotti. La causa è stata depositata presso la U.S. Court of International Trade e riguarda le tariffe introdotte dall’amministrazione di Donald Trump nel 2025.

Secondo la compagnia giapponese, questi dazi sarebbero stati applicati in modo illegittimo e avrebbero causato danni economici significativi alle sue attività negli Stati Uniti. Nintendo chiede quindi che tutte le somme versate vengano restituite “con interessi” e in tempi rapidi.

Il nodo della questione nasce da una decisione della Corte Suprema americana dello scorso febbraio, che ha stabilito come l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge utilizzata dall’ex presidente per giustificare i dazi, non conceda al presidente il potere di imporre tariffe commerciali. In sostanza, secondo la Corte, quella prerogativa spetterebbe al Congresso e non all’esecutivo.

La sentenza ha annullato la base legale di queste misure commerciali, ma non ha chiarito come gestire le enormi somme già incassate dal governo federale. Parliamo di decine di miliardi di dollari raccolti da centinaia di migliaia di importatori statunitensi. La questione dei rimborsi è quindi rimasta nelle mani dei tribunali, ed è proprio su questo fronte che si inserisce l’iniziativa di Nintendo.

Per la casa di Kyoto il tema non è affatto marginale. Gran parte della produzione hardware dell’azienda avviene infatti in Asia, in particolare in paesi come Cina e Vietnam, che erano tra i principali bersagli delle tariffe commerciali. Questo significa che ogni console o accessorio destinato al mercato americano è stato direttamente colpito dai nuovi dazi.

Le conseguenze si sono fatte sentire soprattutto durante il lancio di Switch 2. Quando le nuove tariffe furono annunciate, Nintendo decise infatti di rinviare temporaneamente i preordini della console negli Stati Uniti per valutare l’impatto economico della situazione. Alla fine il lancio è avvenuto regolarmente, ma alcuni accessori e prodotti correlati hanno subito aumenti di prezzo.

La compagnia non è comunque l’unica ad aver intrapreso questa strada. Dopo la decisione della Corte Suprema, numerose aziende americane e internazionali hanno presentato richieste di rimborso o avviato cause simili, sostenendo di aver pagato imposte che non avrebbero dovuto essere applicate.

Nintendo, nel documento legale, sostiene di aver subito un danno concreto a causa di queste politiche commerciali e chiede che la giustizia federale intervenga per ristabilire la situazione. Il tribunale dovrà ora stabilire non solo se l’azienda ha diritto al rimborso, ma anche in che modo il governo dovrà procedere alla restituzione delle somme.

Per ora, non è stata comunicata la cifra esatta che Nintendo ritiene di aver pagato in dazi. Tuttavia, considerando i volumi di importazione di hardware destinato al mercato nordamericano, è plausibile che si tratti di importi molto elevati. La causa potrebbe quindi diventare uno dei casi più rilevanti nel rapporto tra industria tecnologica e politica commerciale statunitense negli ultimi anni.
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Vincenzo Napolitano

Anche noto come Vind Grizzly

Bevo, mangio, amo lo sport, i videogiochi, la scienza, l'ingegneria industriale. Procrastinatore seriale. (Un giorno scriverò anche una biografia decente).

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