La nomina di
Asha Sharma come nuova CEO di Microsoft Gaming dopo il ritiro di Phil Spencer ha acceso subito i riflettori su alcuni aspetti curiosi legati alla sua immagine pubblica e alla percezione che il pubblico ha di lei.
Uno di questi è il suo profilo Xbox, che nei giorni scorsi è finito sotto la lente di ingrandimento della community.
Sharma ha condiviso di recente il suo gamertag su Twitter nella speranza di aprire un dialogo più diretto con i giocatori, ma alcuni utenti
hanno notato subito che il suo profilo vantava oltre 10.000 Gamerscore e una varietà di titoli apparentemente giocati in poco tempo, compresi obiettivi completati al 100 % in titoli come Firewatch.
Molti hanno
speculato che il profilo fosse stato “potenziato” per apparire più credibile e allineato a quello di un vero appassionato Xbox, soprattutto considerando che Sharma proviene da ruoli legati all’intelligenza artificiale e non ha una storia da gamer professionista alle spalle.
La risposta di Sharma è stata diretta e, per certi versi, disarmante nella sua normalità:
ha spiegato che l’account in questione era un profilo condiviso in famiglia, utilizzato da più persone nella sua casa, motivo per cui il Gamerscore complessivo risultava così alto. Una situazione che, ha detto, è stata “aggiustata” nel weekend rendendo ogni giocatore responsabile del proprio gamertag.
In un commento rivolto a IGN, Sharma ha anche affrontato le accuse di utilizzo di strumenti automatizzati per le sue comunicazioni, ribadendo che “fingere” una passione per il gaming sarebbe controproducente e che la sua presenza sui social è autentica.
Il caso del Gamerscore solleva
domande interessanti sul rapporto tra i leader delle grandi aziende e le community che guidano. Per molti giocatori, la condivisione del profilo è un gesto simbolico che serve a creare empatia e credibilità, ma può anche esporre a critiche se non inquadrato nel contesto giusto. Nel commentare la vicenda, Sharma ha sottolineato il desiderio di “capire e imparare” il mondo Xbox, un atteggiamento che può suonare sincero o semplicemente pragmatico, a seconda di chi guarda.
Quel che è certo è che la discussione pubblica attorno al suo profilo Xbox riflette la sensibilità della community verso l’autenticità e il desiderio di sentirsi rappresentata da chi oggi guida una delle realtà più importanti nell’industria dei videogiochi.