Le voci di corridoio che da settimane circondano Xbox si fanno sempre più insistenti e questa volta a finire nel mirino potrebbe essere uno studio a cui i fan della saga zombie tengono particolarmente: Undead Labs, la squadra dietro State of Decay.
Secondo quanto riportato dal giornalista
Dean Takahashi di GamesBeat, il
team che sta lavorando a State of Decay 3 si aggiungerebbe alla lista di studi Xbox già dati per spacciati o comunque a forte rischio chiusura, insieme a nomi come Compulsion Games, Double Fine Productions e Ninja Theory. Per Undead Labs la situazione sarebbe critica al punto che, senza l'intervento di un acquirente disposto a rilevare lo studio,
circa 110 dipendenti potrebbero perdere il posto.
La notizia colpisce particolarmente perché
State of Decay 3 non è un progetto qualsiasi: Microsoft lo ha promosso a più riprese come uno dei titoli di punta del prossimo futuro Xbox, tanto da avere già in corso test in alpha chiusa. Una situazione che ricorda da vicino quanto accaduto a Ninja Theory con Senua, altro studio dato per certo alla chiusura poco prima che il gioco venisse annunciato pubblicamente.
Sommando tutti gli studi coinvolti in queste voci di ridimensionamento, il
numero complessivo di posti a rischio salirebbe a circa 435. Takahashi ha inoltre parlato di tagli percentuali che riguarderebbero anche Blizzard Entertainment e Bethesda, confermando indiscrezioni precedenti secondo cui in quest'ultima azienda solo chi lavora su The Elder Scrolls o Fallout sarebbe considerato al sicuro dai licenziamenti.
A prendere posizione sulla vicenda è stato anche il sindacato Communications Workers of America, che rappresenta oltre 3.500 dipendenti Microsoft. Il vicepresidente del distretto 9, Frank Arce, ha dichiarato che i lavoratori che costruiscono i giochi di maggior successo dell'azienda non possono essere trattati come merce di scambio usa e getta.
Nonostante le proteste,
la CEO di Xbox Asha Sharma ha più volte ribadito la propria intenzione di portare avanti un profondo processo di ristrutturazione del marchio, lasciando intendere che le rimostranze potrebbero non bastare a cambiare rotta. Un quadro che si inserisce in un momento già difficile per l'intera industria, segnato dai recenti tagli in Bungie e dallo sciopero ancora in corso presso Quantic Dream.