C'è un nome che chiunque abbia vissuto i videogiochi degli anni novanta e duemila conosce bene:
Red Storm Entertainment. Quello studio del North Carolina,
fondato nel 1996 da nientemeno che
Tom Clancy in persona, ha scritto pagine importanti della storia del medium, dando vita a franchise come
Rainbow Six e
Ghost Recon che ancora oggi fanno parte del catalogo di punta di Ubisoft. Eppure, nonostante questo patrimonio creativo, il colosso francese ha deciso di chiudere definitivamente il capitolo dedicato allo sviluppo di videogiochi da parte del team:
105 dipendenti licenziati e uno studio ridotto a ruolo di supporto tecnico.
La notizia, riportata inizialmente da
GamesIndustry.biz e confermata da un memo interno citato da
Video Game Chronicle, è arrivata il
19 marzo 2026 come un colpo duro per chi segue l'industria da tempo. Red Storm non chiuderà fisicamente i battenti, ma il suo ruolo sarà radicalmente ridimensionato: il personale rimasto si occuperà di attività legate al motore grafico Snowdrop, oltre che di supporto IT e customer relations. In pratica, tutto tranne che fare giochi.
Per
capire quanto pesante sia questa decisione, basta guardare indietro. Red Storm è lo studio che nel 1998 portò sugli schermi il primo Rainbow Six, adattando il romanzo di Tom Clancy in uno sparatutto tattico che avrebbe definito un genere.
Acquisita da Ubisoft nel 2000, la software house continuò a espandere quell'universo, contribuendo alla crescita della serie Ghost Recon e lavorando su titoli come The Division 2 e l'intera linea di giochi VR del publisher, tra cui Werewolves Within, Star Trek: Bridge Crew e il piu recente Assassin's Creed Nexus VR del 2023.
Proprio il VR è stato il terreno su cui Red Storm ha passato buona parte dell'ultimo decennio, con risultati altalenanti.
Assassin's Creed Nexus VR è stato accolto positivamente dalla critica, ma ha deluso le aspettative commerciali di Ubisoft. Prima ancora, due progetti su cui lo studio stava lavorando, ossia
The Division Heartland e un titolo VR ambientato nell'universo di Splinter Cell, erano stati cancellati dopo anni di sviluppo. Un curriculum recente difficile da difendere, soprattutto in un momento in cui Ubisoft sta cercando di tagliare i costi e razionalizzare la propria struttura organizzativa.
Il
licenziamento di 105 persone a Red Storm non rappresenta un caso isolato, ma l'ennesimo tassello di una ristrutturazione che il publisher sta portando avanti con una certa determinazione da mesi. Nel 2026 sono già stati colpiti da tagli Massive Entertainment, studio di Malmö noto per The Division e Star Wars Outlaws, lo studio al lavoro sul remake di Splinter Cell, e Ubisoft Halifax, la divisione mobile, chiusa a gennaio con la perdita di 71 posti di lavoro. In totale, si tratta del terzo round di licenziamenti che colpisce Red Storm nell'arco di tre soli anni.
La visione di lungo periodo di Ubisoft punta a
consolidare lo sviluppo dei franchise principali all'interno di cinque grandi strutture creative chiamate creative houses. Rainbow Six, in particolare, è stato assegnato a Vantage Studios, la divisione di punta del publisher, insieme ad Assassin's Creed e Far Cry. Ghost Recon, invece, appartiene a un gruppo separato. Questo riassetto di fatto esclude Red Storm dal perimetro operativo di entrambi i franchise che aveva contribuito a creare.
Quello che rimane è una
sensazione amara per chiunque abbia a cuore la storia di questo medium. Red Storm Entertainment non è semplicemente uno studio che ha prodotto giochi di qualità: è stato il luogo dove l'immaginario di Tom Clancy ha trovato la sua prima forma interattiva, dove lo sparatutto tattico ha costruito le proprie fondamenta. Il fatto che oggi quel nome sopravviva soltanto come etichetta su un team di supporto tecnico è, a tutti gli effetti, la fine di una storia lunga trent'anni.