PlayerUnknown's Battlegrounds: Il 99% dei cheat provengono dalla Cina.
Scritto da Marco Nuzziello, il 22 dicembre 2017 alle 1:03

Greene comunicando tramite telefono con Kotaku, ha affermato che circa il 99% dei cheat provengono principalmente dalla Cina.
Poichè la Cina è uno dei paesi più popolati al mondo, è normale che ci sia una maggiore concentrazione di cheaters e che questo fenomeno risulti più accettabile.
Nonostante PlayerUnknown's Battlegrounds sia uscito dall'Early Access, i problemi non sembrano essere finiti infatti, il gioco necessita ancora di qualche ritocco per quanto riguarda i server ma il problema più evidente è legato al cheating. Sebbene il problema dei server si possa risolvere facilmente, non si può dire altrettanto del cheating poichè è una piaga dilagante.
Negli ultimi mesi, continua Greene, PUBG ha visto un afflusso di imbroglioni, alcuni dei quali vanno a pubblicizzare i loro hack come se fossero venditori porta a porta.
Alcuni giocatori hanno incontrato diversi hacker cinesi e questo sta creando un altro fenomeno negativo, la xenofobia verso di essi.
Greene spiega, anche se la maggior parte dei cheaters risultano essere cinesi, non è pensabile di condannare l'intero paese per alcune uova marce ed è richiesta un pò di apertura mentale in questo senso. La Cina infatti, risulta essere uno dei paesi più legati a PUBG e la community è molto affezionata al titolo.
Inoltre dice Greene, ridurre il numero degli imbroglioni non è così semplice. Questi imbroglioni cercano di migliorare continuamente le loro hack in modo da non essere scoperti dall'anti-cheat. Il nostro sistema anti-cheat è efficiente ma non perfetto, per questo abbiamo bisogno che la community partecipi e segnali i cheaters. Se li segnali, guardiamo i numeri, i rapporti e li prendiamo ma se non lo fai, non possiamo fare nulla al riguardo.
Marco Nuzziello
Anche noto come MarskL'autore non ha inserito alcuna descrizione di sé, che tristezza :(
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