Jeff Kaplan racconta come la Overwatch League ha distrutto il gioco e la sua carriera in Blizzard

Scritto da Vincenzo Napolitano, il 13 marzo 2026 alle 18:03
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Per anni i fan si sono chiesti cosa avesse spinto Jeff Kaplan, uno dei padri fondatori di Overwatch e volto pubblico del gioco per quasi un decennio, ad abbandonare Blizzard nel 2021. Ora, in una lunga intervista rilasciata al podcast di Lex Fridman, Kaplan ha finalmente rotto il silenzio, e quello che emerge è un racconto che mescola delusione professionale, pressioni finanziarie insostenibili e una rottura definitiva con il management aziendale.

Tutto ruota attorno all'Overwatch League, la lega esport fondata nel 2017 e poi chiusa nel 2024. Secondo Kaplan, il problema non fu l'idea in sé, ma la montagna di aspettative irragionevoli costruita attorno ad essa. Durante il roadshow per attrarre investitori, ai potenziali acquirenti di franchising venne venduta una visione di grandiosità quasi delirante: l'Overwatch League avrebbe dovuto rivaleggiare in popolarità e ricavi con la NFL. Una promessa che, ovviamente, non aveva alcuna base nella realtà.
Le conseguenze di queste aspettative gonfiate ricaddero direttamente sul team di sviluppo. Per soddisfare gli investitori miliardari che avevano comprato i franchise, il team fu costretto a dirottare risorse verso funzionalità pensate esclusivamente per la lega: integrazione con Twitch, controllo delle telecamere per gli spettatori, skin a tema squadre. Tutte cose che nulla avevano a che fare con l'esperienza dei giocatori comuni. Il risultato fu che il lavoro sul gioco vero e proprio si fermò: niente nuovi eventi stagionali, niente focus sullo sviluppo di Overwatch 2, solo galleggiamento.
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Kaplan descrive come nei primissimi anni, intorno al 2016 e al 2017, lui e il product director Ray Gresko si sentissero davvero al comando del progetto, liberi di costruire qualcosa di cui andare fieri e a cui i fan rispondevano con entusiasmo. L'Overwatch League avrebbe dovuto essere un'opportunità, ma si rivelò invece un peso insostenibile. Quando i ricavi dagli eventi dal vivo si dimostrarono ben lontani dalle proiezioni, tutti gli investitori tornarono a puntare il dito verso il gioco stesso, chiedendo al team di sviluppo di compensare le perdite con contenuti e vendite in-game. Una pressione che si sommava a quella già enorme di dover completare Overwatch 2, svuotando il gioco originale di qualsiasi attenzione.

Il momento definitivo di rottura arrivò però in un incontro con il CFO di Activision-Blizzard dell'epoca. Kaplan racconta di essere stato convocato nell'ufficio del responsabile finanziario, dove gli fu comunicato un obiettivo di fatturato da raggiungere entro il 2020, cifra che non può rivelare per via di un accordo di riservatezza. La parte che lo segnò per sempre fu però la chiusa di quella conversazione: se Overwatch non avesse raggiunto quella soglia, sarebbero stati licenziati mille dipendenti, e quella responsabilità sarebbe ricaduta su di lui. Kaplan la descrive come il momento più basso della sua carriera, qualcosa di surreale e profondamente umiliante per chi aveva dedicato anni a costruire quel gioco con passione genuina.
A rendere ancora più amaro il tutto, Kaplan ricorda come in quelle stanze circolasse la logica da copione del manager che non capisce nulla di sviluppo: basta prendere il modello di Fortnite, aggiungere 1400 sviluppatori e renderlo free-to-play, e il gioco si ripaga da solo. La distanza abissale tra quella mentalità e la realtà del game development fu l'ultima goccia per un uomo che aveva sempre creduto di trascorrere tutta la sua carriera in Blizzard.

Kaplan se ne andò nell'aprile del 2021. Overwatch 2 uscì nel 2022, senza molte delle funzionalità promesse, inclusa la modalità PvE più volte annunciata. Recentemente, Blizzard ha fatto marcia indietro anche sul naming, riportando il gioco al titolo originale semplicemente Overwatch, come a voler cancellare anni di scelte discutibili. Una storia che fa riflettere su quanto le logiche finanziarie a breve termine possano fare a pezzi anche i progetti più amati.
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Vincenzo Napolitano

Anche noto come Vind Grizzly

Bevo, mangio, amo lo sport, i videogiochi, la scienza, l'ingegneria industriale. Procrastinatore seriale. (Un giorno scriverò anche una biografia decente).

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