Fortnite e PUBG adesso proibiti in Iraq

Scritto da Diana Palazzi, il 18 aprile 2019 alle 23:55
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Il governo iracheno ha vietato nel paese Fortnite e PUBG dichiarando che questi famosi battle royal avessero una brutta influenza sulla popolazione.
Stando a quanto riportato da Reports il divieto pare essere stato messo in atto "a causa del negativo effetto che alcuni giochi elettronici avrebbero sulla salute, la cultura e la sicurezza della società irachena, incluse le minacce alla moralità e alla socialità dei bambini e dei giovani."

Moqtada al-Sadr, un religioso sciita ed ex capo dell'Esercito del Mahdi, che si era schierato contro il governo e aveva combattuto contro le forze americane che avevano occupato il paese, ha affermato che PUBG crea dipendenza ed ha esortato il governo nel proibirlo.
"Cosa ci guadagnereste nell'uccidere una o due persone in PUBG? Non è un gioco sullo spionaggio o che ti istruisca sul modo corretto di combattere" ha scritto al-Sadr in una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana.

La reazione al ban è stata chiaramente negativa, ma certamente non per il motivo che ci si aspetterebbe.
La gente non era arrabbiata perchè non poteva più calarsi da un paracadute su Fortnite o sparare da una macchina in PUBG cercando magari di far esplodere quella di qualcun'altro nel frattempo.
Il vero motivo è che gli iracheni vedono quest'attenzione al gioco come l'emblema del fatto che il governo stia a preoccuparsi più per sciocchezze che sui reali problemi che affliggono il paese.
Mentre l'Iraq continua a barcamenarsi tra faide, violenze e la sua delicata instabilità politica, il parlamento insediatosi nel Settembre 2018 si prende il suo tempo per arrovellarsi su qualcosa di tanto superficiale come un gioco.
Non è poi così strano che non siano affatto soddisfatti della cosa.

Oltre che in Iraq, Playerunknown's Battlegrounds è stato bandito anche da Nepal dove tuttavia non sembrano avere troppi problemi col colorato e meno realistico Fortnite.
PUBG Mobile è invece stato vietato sui telefonini della città indiana di Ahmedabad, dove però sembra poi essere tornato.

Il mondo dei videogiochi non è mai stato estraneo ad accuse del genere, soprattutto con l'avanzare del progresso e del realismo nella grafica causato dalle nuove tecnologie.
La sola rappresenzatione di armi da fuoco ha fatto spesso vacillare i più scettici, che fomentati da una morale retrograda e tradizionalista hanno sempre imposto la loro opinione sulla comunità videoludica con pregiudizi privi di fondamento.
Quale sarà il destino di questi due titoli nel paese non si sa, ma di sicuro son tutti d'accordo nel constatare che le priorità del governo dovrebbero essere ben altre.






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Diana Palazzi

Anche noto come Dan

Sono una ragazza che adora il retrogaming e un appassionata di giochi di ruolo come D&D (senza disdegnare i GDR PbC). Mi piacciono i cosplay, i manga, i fumetti e creo amigurumi brutti.

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