
Quando qualcuno gli ha fatto notare che creare videogiochi è un'attività economica, l'uomo ha risposto:«Lasciate che spieghi questa cosa: qualsiasi decisione tu prenda in un gioco, se devi aggiustare il design per fare in modo che il giocatore paghi o faccia qualcosa che lo invogli a spendere dei soldi, allora per me è sbagliato. Se realizzi un gioco che abbia l’obiettivo di raccontare una storia, è sbagliato».
Ha poi continuato dicendo:«Ovviamente, se chiedete a un grosso CEO che dirige una compagnia, vi direbbe che sono uno stupido, perché le compagnie riguardano il fare dei soldi. Ma io direi comunque di no. Per me, i videogiochi sono un’arte».
Diciamo che Fares non si è tenuto proprio niente per sé, tanto che ha anche dichiarato di preferire un colpo di pistola in una gamba piuttosto che dover vendere degli NFT.«Noi non faremo mai dei giochi live service. Le persone possono lavorarci, non sto dicendo che la rigiocabilità sia negativa per ogni gioco. Sto solo dicendo che per il tipo di gioco che facciamo noi, basato sulla storia, soprattutto single-player, il focus sulla rigiocabilità non dovrebbe esserci, perché non è quello il nocciolo.
Abbiamo già problemi col fatto che la gente non finisca nemmeno i single-player, perché concentrarsi sulla rigiocabilità?».
Bevo, mangio, amo lo sport, i videogiochi, la scienza, l'ingegneria industriale. Procrastinatore seriale. (Un giorno scriverò anche una biografia decente).
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