Il problema dei cheat nei videogiochi online non è certo una novità, ma una
recente analisi ha riportato la questione sotto i riflettori indicando un “vincitore” piuttosto discusso. Secondo uno studio condotto dalla società di sicurezza informatica
Surfshark, la serie
Call of Duty sarebbe il franchise multiplayer in cui i giocatori cercano più spesso trucchi e software illegali rispetto ad altri titoli popolari.
Lo studio non misura direttamente quanti giocatori barano durante le partite, ma
analizza il numero di ricerche online legate ai cheat in relazione alla base di utenti dei vari giochi. In questa classifica Call of Duty si posiziona nettamente al primo posto, con circa 66 ricerche legate ai trucchi ogni 1.000 giocatori. Un dato molto più alto rispetto alla concorrenza, che evidenzia quanto il fenomeno sia radicato nella community del celebre sparatutto.
Dietro la serie di
Activision troviamo altri titoli molto popolari del panorama multiplayer. Tra quelli con più ricerche legate ai cheat figurano:
- Rocket League
- Rainbow Six Siege
- Marvel Rivals
- PUBG
- Apex Legends
- Fortnite
- ARC Raiders
Curiosamente,
alcuni dei giochi competitivi più affermati nell’ambito esport risultano invece molto più in basso nella classifica. Titoli come Counter-Strike, Dota 2, VALORANT e League of Legends registrano livelli estremamente bassi di ricerche relative ai trucchi: nel caso di League of Legends, ad esempio, si parla di appena 0,3 ricerche ogni 1.000 giocatori.
Il dato
non implica automaticamente che i giocatori di Call of Duty barino più degli altri, ma indica che sono più propensi a cercare strumenti per ottenere vantaggi illeciti. E questo porta con sé anche altri rischi. Secondo gli esperti di sicurezza coinvolti nello studio, scaricare cheat spesso richiede di disattivare antivirus o concedere permessi avanzati al sistema, aprendo potenzialmente la porta a malware, trojan e software di accesso remoto che possono compromettere il computer dell’utente.
Non sorprende quindi che il
tema sia diventato centrale per gli sviluppatori. Negli ultimi anni molte aziende hanno intensificato gli sforzi contro i cheater, adottando sistemi anti-cheat sempre più sofisticati. Nel caso di Call of Duty, Activision utilizza il sistema Ricochet, progettato per individuare comportamenti sospetti e bloccare rapidamente gli account coinvolti.
La stessa
Activision ha però criticato l’interpretazione dello studio, sottolineando che i dati riguardano solo le ricerche online e non rappresentano una misura reale del numero di cheater attivi nelle partite. Combattere i trucchi, secondo l’azienda, richiede analisi precise, interventi continui e il supporto della community attraverso le segnalazioni dei giocatori.
Al di là delle polemiche, il rapporto evidenzia un punto chiave: il cheating resta uno dei problemi più difficili da risolvere per i giochi multiplayer. Più un titolo è popolare e competitivo, più diventa un bersaglio per chi cerca scorciatoie. E Call of Duty, con la sua enorme base di utenti e il ritmo serrato delle partite online, continua inevitabilmente a essere uno dei campi di battaglia principali di questa guerra digitale.