
Siamo nella seconda metà degli anni 2000, periodo d'oro per Nintendo: il DS macinava dieci milioni di unità vendute all'anno solo nelle Americhe e il Wii era ovunque. In quel contesto, Amazon stava cercando di espandersi nel mercato videoludico e aveva un obiettivo ben preciso: battere Walmart sui prezzi. Per riuscirci, però, voleva che Nintendo finanziasse direttamente questa strategia con un supporto economico che Fils-Aime ha definito "osceno". In pratica, Amazon chiedeva a Nintendo di sovvenzionare i propri sconti per poter offrire prezzi inferiori a quelli di qualsiasi altro retailer.
La risposta di Reggie fu immediata: fece notare all'esecutivo di Amazon che quello che stava chiedendo era illegale. Dall'altra parte del telefono, silenzio. Poi, comunque, la pressione continuò. Nintendo uscì dal dialogo nel modo più netto possibile: smise semplicemente di vendere i propri prodotti attraverso la piattaforma.
Fils-Aime ha spiegato che quella scelta non fu solo una questione di legalità, ma anche di rispetto verso gli altri partner commerciali. Cedere ad Amazon avrebbe significato mettere a rischio relazioni costruite nel tempo con altri retailer e questo era inaccettabile.
La tensione tra le due aziende non si è mai davvero dissolta. Ancora di recente, al lancio del Nintendo Switch 2, i pre-ordini erano disponibili su tutti i principali store tranne uno: Amazon. Una coerenza quasi impressionante, a distanza di quasi vent'anni.
