Darkest Dungeon, il narratore non si clona: Red Hook dice no all'AI per omaggiare Wayne June

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Darkest Dungeon, il narratore non si clona: Red Hook dice no all'AI per omaggiare Wayne June

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Ci sono voci che rimangono impresse in modo indelebile nella memoria di chi ha giocato certi titoli. Quella di Wayne June in Darkest Dungeon è una di queste: cupa, inesorabile, capace di trasformare ogni sconfitta in un momento quasi letterario. L'attore è scomparso nel gennaio del 2025, lasciando un vuoto difficile da colmare. Ora Chris Bourassa, director di Red Hook Studios, ha chiarito pubblicamente che nessuna tecnologia cercherà di rimpiazzarlo.

La questione è emersa su Reddit, dove i fan discutevano di come un eventuale Darkest Dungeon 3 potrebbe gestire l'assenza del narratore storico. Bourassa ha risposto in prima persona, rivelando un dettaglio toccante: June, in uno degli ultimi scambi di email con il team, aveva dato il permesso di usare la sua voce per addestrare un modello AI, qualcosa a cui si era sempre opposto. Un gesto generoso, quasi un lascito pensato per non mettere in difficoltà lo studio e i fan. Red Hook ha declinato l'offerta e ha comunque fatto una donazione alla famiglia dell'attore.
La posizione di Bourassa è netta: usare l'intelligenza artificiale per imitare la voce di June significherebbe sminuire delle performance che definisce umane e senza tempo. Un confine etico che non tutti nel settore hanno scelto di rispettare: CD Projekt Red ha fatto ricorso all'AI per replicare la voce di un attore della versione polacca di Cyberpunk 2077, scomparso nel 2021, e Epic Games ha usato tecnologie simili per far parlare Darth Vader in Fortnite con la voce di James Earl Jones dopo la sua morte. Red Hook, almeno per ora, sceglie una strada diversa.

Resta aperta la domanda su come il franchise possa andare avanti, ma la risposta dello studio è già un messaggio chiaro: certe voci appartengono a chi le ha create e non è compito di un algoritmo tenerle in vita.
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