Quando si parla di internet, c’è una regola non scritta che raramente viene smentita:
qualunque cosa succeda, qualcuno troverà comunque il modo di leggerci un sottotesto. È più o meno
quello che è accaduto nelle ultime ore attorno a un evento di Twitch Rivals organizzato per celebrare la Giornata Internazionale della Donna.
Nel breve video promozionale pubblicato sui social, l’evento veniva presentato con un
torneo dedicato a Overcooked, il celebre party game cooperativo in cui i giocatori devono coordinarsi per
gestire una cucina sempre più caotica. Apriti cielo. In pochi minuti sui social è partita una valanga di commenti ironici e polemici: celebrare la Giornata della Donna con un gioco di cucina? Davvero?
Il paradosso, però, è che
la scelta non è stata imposta dall’alto. Come è stato chiarito successivamente da alcune streamer coinvolte nell’iniziativa,
il gioco è stato selezionato tramite un voto tra diverse opzioni possibili. Tra i titoli candidati figuravano vari party game e proposte cooperative e, alla fine, proprio Overcooked è risultato il più votato.
In altre parole: le partecipanti hanno scelto liberamente cosa giocare. Eppure per qualcuno questo non è bastato a spegnere le battute. Anzi, per molti utenti la situazione è diventata ancora più surreale: se il pubblico o le streamer scelgono un cooking game perché divertente e perfetto per il caos competitivo di Twitch Rivals, perché trasformarlo per forza in un caso?
Il bello è che Overcooked, per chi lo conosce davvero,
è probabilmente uno dei party game più stressanti e competitivi che esistano. Coordinazione, comunicazione e riflessi rapidi sono fondamentali per non mandare in fumo la cucina virtuale e, spesso, anche l’amicizia con i compagni di squadra.
Insomma, più che una celebrazione “stereotipata”,
l’evento sembra semplicemente aver scelto un titolo perfetto per creare momenti spettacolari in streaming. Il resto, come spesso accade online, è stato costruito a colpi di interpretazioni creative.
In fondo, la morale della storia è piuttosto semplice: a volte,
un gioco di cucina è solo un gioco di cucina. E se qualcuno riesce comunque a vederci altro, probabilmente la malizia non sta nel piatto, ma negli occhi di chi guarda.