Chi ha giocato
1000xResist sa bene quanto lo studio indie
Sunset Visitor sia capace di costruire narrazioni stratificate, capaci di riflettere il mondo attuale attraverso gli strumenti della fantascienza. Quel gioco raccontava la storia dell'unica sopravvissuta a un'epidemia che finiva per clonare un'intera società attorno a sé, e in molti ci hanno letto una metafora potente sull'isolamento vissuto durante la pandemia da Covid. Ora Sunset Visitor è
pronto ad annunciare il suo secondo progetto e stavolta il tema al centro di tutto è l'intelligenza artificiale.
Il titolo si chiama
Prove You're Human ed è stato presentato durante il
Triple-i Initiative showcase. La premessa è tanto semplice quanto densa di implicazioni: il giocatore viene assunto da una grande corporation impegnata nello sviluppo di un'intelligenza artificiale generale. Il problema è che la loro IA più avanzata, chiamata Mesa, è convinta di essere umana. Il compito del protagonista è farle cambiare idea, convincerla della propria vera natura.
È un rovesciamento interessante rispetto a ciò a cui la fantascienza ci ha abituato.
Di solito siamo noi a chiederci se una macchina sia davvero cosciente, se meriti empatia, se vada trattata come un essere senziente. Qui la domanda viene capovolta: e se fosse la macchina stessa a credere di avere un'anima, e qualcuno dovesse dimostrarle il contrario?
Remy Sui, creative director di Sunset Visitor, è consapevole del contesto in cui un gioco del genere vede la luce.
Creare fantascienza sull'intelligenza artificiale nel 2026 significa fare i conti ogni giorno con la versione reale di quella tecnologia, quella che viene venduta a tutti come rivoluzionaria ma che spesso si riduce a chatbot capaci di riassumere riunioni e rispondere a email. C'è una tensione costante tra il mito della AI omnisciente che la narrativa ci ha tramandato e la realtà, decisamente più prosaica, di quello che questi strumenti fanno davvero.
A pubblicare il gioco sarà Black Tabby Games, lo studio indie noto per Slay the Princess e Scarlet Hollow. Tony Howard-Arias, uno dei fondatori, ha sottolineato quanto la stessa storia cambi significato a seconda del momento storico in cui la si legge.
Porta come esempio il film Her di Spike Jonze, uscito nel 2013, in cui il protagonista si innamora di un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale. Chi lo vide allora provava empatia, si interrogava sulla natura dei sentimenti e sull'umanità di quella voce. Chi lo rivede oggi, nel pieno della diffusione di massa degli assistenti generativi, percepisce qualcosa di molto diverso: un uomo intrappolato in un loop emotivo con un software che gli rimanda indietro quello che vuole sentirsi dire.
Black Tabby ha tenuto a precisare, come fa sempre, che Prove You're Human è stato
realizzato senza alcun ricorso all'intelligenza artificiale generativa. È una posizione netta, quella dello studio, che si dice non disposto a collaborare con developer che ne facciano uso. Allo stesso tempo, Abby Howard ha sottolineato che parlarne, affrontarne i temi in un videogioco, non è qualcosa da evitare. Anzi.
Il gioco
non intende dare risposte definitive, ma aprire una conversazione con chi gioca, proprio come aveva fatto 1000xResist con le sue interpretazioni aperte. I temi che Sunset Visitor vuole esplorare ruotano attorno al lavoro, alla perdita di sfumature nel modo in cui comunichiamo e prendiamo decisioni, e alla sensazione sempre più diffusa di essere costretti a fare scelte che non si vorrebbero fare. Temi che, come dice Sui, derivano semplicemente dall'essere vivi in questo momento.
Prove You're Human sarà
disponibile su Steam. La pagina del gioco è già raggiungibile sulla piattaforma Valve.