
La notizia, resa pubblica nei giorni a cavallo tra fine marzo e inizio aprile, ha immediatamente scatenato il dubbio che si trattasse di un colossale scherzo di Pesce d'Aprile. Ma no: Nestlé ha ribadito più volte la veridicità dei fatti, precisando che la sparizione non rappresenta alcun rischio per la sicurezza dei consumatori né compromette le catene di distribuzione europee. Il cioccolato è davvero sparito e qualcuno là fuori si trova in possesso di un quantitativo di KitKat che farebbe impallidire qualunque distributore automatico.
Internet, ovviamente, ha fatto quello che sa fare meglio.
Nel giro di pochissime ore, il furto si è trasformato in uno dei fenomeni virali più creativi degli ultimi mesi. Marchi di ogni settore, da fast food ad agenzie di viaggio, da pizzerie a compagnie aeree, si sono fiondati sui social per pubblicare le proprie dichiarazioni ufficiali di facciata, parodiando lo stile asciutto e formale del comunicato originale di KitKat, chi per discolparsi, chi per insinuare di saperne qualcosa in più, chi per ammiccare in modo neanche troppo velato di aver avuto una parte nella vicenda.
Il mondo dei videogiochi, manco a dirlo, non è rimasto a guardare.
Gli sviluppatori e i community manager di numerosi titoli hanno colto la palla al balzo con una creatività che difficilmente delude. Il team di Payday, il celebre gioco di rapine per eccellenza, ha deciso di andare oltre il semplice post scritto: ha pubblicato un video in cui Dallas, uno dei personaggi iconici della serie, compare con una barretta KitKat che sbuca visibilmente dalla giacca. Poco dopo, l'account ufficiale ha aggiunto di non poter confermare né smentire cosa ci fosse sul camion, accompagnando il tutto con un'immagine di un KitKat avvolto in banconote. Più eloquente di così.
World of Warcraft ha optato per un tocco più da insider, condividendo uno screenshot di gioco modificato in cui appare un oggetto di rarità Epica denominato 12T di KitKat, con tanto di didascalia che recita che si tratta di una semplice coincidenza. Inutile dire che in pochi ci hanno creduto.
Anche Hitman ha risposto all'appello, trasformando la scomparsa delle barrette in un vero e proprio contratto affidato ad Agente 47. Il testo del messaggio descrive l'obiettivo come un individuo non identificato con una passione smodata per i dolci, soprannominato provvisoriamente Il Goloso, e si conclude con un invito a fargli fare una pausa permanente. Classico.

Per alimentare ulteriormente il caos, KitKat stessa ha lanciato un apposito strumento online: inserendo il codice batch riportato sul retro della confezione, chiunque può verificare se la propria barretta faccia parte del lotto trafugato. Una mossa che ha dato alla community un nuovo giocattolo con cui svagarsi, trasformando ogni acquisto in una piccola indagine personale.
Quello che colpisce di tutta questa vicenda è la velocità e la spontaneità con cui si è sviluppata. Nessuna campagna marketing pianificata a tavolino, nessun budget promozionale, solo brand e community che hanno fiutato il momento e si sono lanciati a capofitto. Il risultato è stato una visibilità difficile da ottenere anche con strategie pubblicitarie ben più costose. E nel mezzo di tutto questo rumore creativo, il mistero di fondo resta intatto: dodici tonnellate di KitKat sono ancora là fuori, da qualche parte, in attesa di essere trovate. O mangiate.

