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Dragon Quest X, lo Slimey ora parla grazie a Gemini: Square Enix porta l'IA di Google nell'MMO più longevo della serie

Inviato: lunedì 23 marzo 2026, 21:12
da Vind Grizzly
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Square Enix ha annunciato una partnership con Google per integrare Gemini, il modello di intelligenza artificiale generativa del colosso di Mountain View, all'interno di Dragon Quest X, il capitolo online della celebre saga JRPG che da oltre un decennio è disponibile esclusivamente in Giappone. La novità prende la forma di un compagno virtuale chiamato Chatty Slimey, una versione parlante della iconica creatura azzurra che da sempre simboleggia l'intera serie Dragon Quest.

L'annuncio è arrivato durante una conferenza stampa congiunta tra le due aziende. L'idea di fondo è semplice: Chatty Slimey sarà un personaggio con cui il giocatore potrà interagire liberamente, capace di analizzare in tempo reale ciò che accade sullo schermo e di rispondere a domande, offrire consigli sulla progressione e persino avviare autonomamente una conversazione, per esempio quando viene sconfitto un nemico particolarmente ostico o si ottiene un oggetto raro. Il tutto sfruttando sia l'input testuale che vocale.

La motivazione ufficiale dichiarata dal responsabile dello sviluppo Takashi Anzai è quella di non lasciare soli i nuovi giocatori alle prese con un MMORPG che conta oltre tredici anni di storia e un'enorme quantità di contenuti accumulati nel tempo. Un gioco così longevo può risultare disorientante per chi si avvicina tardi, e uno strumento del genere potrebbe effettivamente abbassare la soglia d'ingresso. Yuji Horii, il creatore della serie, si è spinto oltre, affermando che l'IA cambierà in modo radicale l'esperienza di gioco nei prossimi tre-cinque anni e che intende sfruttare Gemini anche per gli NPC di futuri titoli Dragon Quest.

Il problema è che questa integrazione solleva più di una perplessità. Dragon Quest X è un MMORPG, un gioco pensato per essere vissuto in compagnia di altri esseri umani. In quel contesto, proporre un chatbot come compagno di avventura ha qualcosa di paradossale: la dimensione sociale è già incorporata nel design del gioco stesso. Chi ha bisogno di un'IA per non sentirsi solo in un mondo pieno di altri giocatori reali? Inoltre, la serie aveva già una tradizione consolidata nella funzione Party Chat, dove i compagni di squadra commentavano gli eventi della storia con dialoghi scritti a mano dagli autori, curati e contestualizzati. Sostituire o affiancare quella sensibilità con risposte generate automaticamente è una scelta quantomeno discutibile dal punto di vista creativo.

Non è nemmeno la prima volta che un MMO sperimenta questa strada. Where Winds Meet, il wuxia RPG cinese, aveva già introdotto chatbot con cui interagire e la cosa si era rapidamente trasformata in un terreno di manipolazione da parte di alcuni giocatori. Il caso più clamoroso rimane però quello di Fortnite, dove Epic Games aveva aggiunto un NPC di Darth Vader alimentato da IA, che in poco tempo era stato convinto dagli utenti a pronunciare frasi del tutto inappropriate. Esempi che ricordano quanto sia difficile tenere sotto controllo un sistema di questo tipo esposto a una community vasta e variegata.

Va anche inquadrato il contesto aziendale più ampio. Nei risultati finanziari di novembre 2025, Square Enix aveva dichiarato l'intenzione di affidare alla IA generativa circa il settanta percento delle attività di quality assurance e debugging entro il 2027, stringendo anche una collaborazione con il Matsuo-Iwasawa Laboratory dell'Università di Tokyo per sviluppare ulteriori applicazioni nel processo produttivo. Chatty Slimey, insomma, non è un esperimento isolato ma un tassello di una strategia aziendale ben precisa che punta con decisione sull'automazione.

Resta da vedere come questa scelta verrà accolta dai giocatori. Dragon Quest X non ha mai ricevuto una localizzazione occidentale, a differenza del fratello maggiore Final Fantasy XIV che ha conquistato milioni di abbonati in tutto il mondo. Paradossalmente, è proprio l'assenza di un pubblico internazionale a rendere questo test meno esposto alle critiche globali. Ma se l'esperimento dovesse andare bene, è lecito aspettarsi che una logica simile approdi prima o poi anche su altri titoli Square Enix, magari su larga scala. E a quel punto la conversazione sul ruolo dell'IA nei giochi di ruolo diventerà molto più accesa.