
Le dichiarazioni di Romero sono arrivate durante il Dark and Doomy, un evento organizzato da Game Republic in Inghilterra e dedicato proprio alle difficoltà che l'industria sta attraversando. Parlando con i giornalisti di GamesIndustry.biz, la sviluppatrice ha descritto un panorama a dir poco desolante: pochissimi sono coloro che non sono stati toccati direttamente dai licenziamenti o che non conoscono colleghi colpiti o che non temono per il proprio futuro lavorativo. Un disagio diffuso, trasversale, che coinvolge tutti i livelli della filiera.
Il paragone con il 1983 non è casuale né superficiale. Quel crash fu devastante: una sovrapproduzione di titoli di scarsa qualità, la saturazione del mercato e la perdita di fiducia dei consumatori portarono a un tracollo economico che mise in ginocchio publisher e sviluppatori, costringendo colossi come Atari a svendere i propri asset. Ci vollero anni prima che l'industria si riprendesse, grazie anche all'arrivo sul mercato del Nintendo Entertainment System. Brenda Romero quella fase la conosce bene, e il fatto che oggi la valuti come qualcosa di ancora più grave dovrebbe far riflettere.
Le ragioni di tanta preoccupazione sono molteplici. I licenziamenti di massa si susseguono ormai da anni senza sosta: basti pensare che nella sola estate del 2025 Microsoft ha annunciato tagli drastici alle sue divisioni gaming, lasciando senza sostegno anche Romero Games, che si è ritrovata improvvisamente senza un publisher per un progetto ancora non annunciato. Lo studio è riuscito a sopravvivere, ma l'episodio è emblematico di quanto possa essere fragile anche la posizione di realtà consolidate e rispettate nel settore.
A complicare ulteriormente il quadro ci pensa l'intelligenza artificiale generativa, che sta seminando incertezza tra i professionisti creativi. Le recenti polemiche attorno al DLSS 5 di NVIDIA, accusato di incorporare tecnologie di AI generativa, hanno spinto diversi sviluppatori a prendere pubblicamente le distanze da certi strumenti, nel timore di essere associati a pratiche ritenute eticamente discutibili o dannose per la forza lavoro umana. Un segnale di quanto il tema sia ormai centrale e divisivo all'interno della comunità.
È difficile dire se il paragone di Romero sia perfettamente calzante dal punto di vista storico ed economico: il mercato odierno ha dimensioni incomparabili rispetto a quello degli anni '80 e le dinamiche sono profondamente diverse. Eppure, quando una persona con quella esperienza e quella prospettiva descrive il presente come qualcosa di mai visto prima, sarebbe sbagliato sottovalutarne le parole. Il settore sta cambiando a una velocità vertiginosa, e non tutte le trasformazioni in atto sembrano andare nella direzione giusta per chi ci lavora ogni giorno.
