
Sharma ha condiviso di recente il suo gamertag su Twitter nella speranza di aprire un dialogo più diretto con i giocatori, ma alcuni utenti hanno notato subito che il suo profilo vantava oltre 10.000 Gamerscore e una varietà di titoli apparentemente giocati in poco tempo, compresi obiettivi completati al 100 % in titoli come Firewatch.
Molti hanno speculato che il profilo fosse stato “potenziato” per apparire più credibile e allineato a quello di un vero appassionato Xbox, soprattutto considerando che Sharma proviene da ruoli legati all’intelligenza artificiale e non ha una storia da gamer professionista alle spalle.

In un commento rivolto a IGN, Sharma ha anche affrontato le accuse di utilizzo di strumenti automatizzati per le sue comunicazioni, ribadendo che “fingere” una passione per il gaming sarebbe controproducente e che la sua presenza sui social è autentica.
Il caso del Gamerscore solleva domande interessanti sul rapporto tra i leader delle grandi aziende e le community che guidano. Per molti giocatori, la condivisione del profilo è un gesto simbolico che serve a creare empatia e credibilità, ma può anche esporre a critiche se non inquadrato nel contesto giusto. Nel commentare la vicenda, Sharma ha sottolineato il desiderio di “capire e imparare” il mondo Xbox, un atteggiamento che può suonare sincero o semplicemente pragmatico, a seconda di chi guarda.
Quel che è certo è che la discussione pubblica attorno al suo profilo Xbox riflette la sensibilità della community verso l’autenticità e il desiderio di sentirsi rappresentata da chi oggi guida una delle realtà più importanti nell’industria dei videogiochi.
