
Già lo scorso anno l’ingresso di Qiddiya, megaprogetto sostenuto dall’Arabia Saudita, aveva sollevato più di qualche perplessità quando aveva acquisito RTS, co-proprietaria di Evo. All’epoca la gestione era condivisa con NODWIN Gaming, organizzazione indiana che aveva rilevato le quote precedentemente detenute da Sony. Ora però la situazione è cambiata: Evo è diventato a tutti gli effetti una realtà sotto il controllo totale di Qiddiya.
Nel comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’evento, viene ribadito che tradizioni, valori e identità del torneo rimarranno invariati. La promessa è quella di continuare a mettere al centro giocatori, fan ed editori, mantenendo la leadership attuale e garantendo stabilità organizzativa. Sono inoltre confermati i tre appuntamenti principali dell’anno: Evo Japan a maggio, l’evento statunitense in estate e la recente aggiunta di Evo France in autunno.
Secondo quanto dichiarato, la nuova proprietà permetterebbe di allineare Evo alla visione più ampia di Qiddiya in ambito gaming ed esports, che include la costruzione di un enorme distretto dedicato alle competizioni con più arene specializzate. Una strategia che si inserisce nel contesto più ampio delle iniziative saudite nel settore, come la Esports World Cup di Riyadh, e che punta a consolidare il paese come hub globale per gli sport elettronici.
Nonostante le rassicurazioni, una parte significativa della community guarda con scetticismo a questa evoluzione. Il mondo dei fighting game, pur essendo estremamente vitale, non genera gli stessi volumi economici di titoli come League of Legends o Counter-Strike. Questo alimenta il timore che, qualora l’interesse strategico dovesse cambiare, un ecosistema così legato alla passione dei fan possa essere ridimensionato o perdere la propria anima originaria.
Le reazioni online non si sono fatte attendere. Sui social e nei forum dedicati molti utenti hanno espresso disappunto, invitando a sostenere i tornei locali e le iniziative indipendenti piuttosto che concentrarsi esclusivamente sui grandi eventi internazionali. Per una parte della community, il rischio è che l’ingresso di capitali legati a megaprogetti possa snaturare uno spazio costruito in decenni di impegno collettivo.
Al di là delle posizioni più drastiche, resta il fatto che Evo rappresenta un simbolo per il fighting game competitivo. Il passaggio sotto l’ombrello di Qiddiya segna una nuova fase, potenzialmente ricca di investimenti e infrastrutture, ma anche carica di interrogativi. La vera sfida sarà dimostrare che crescita economica e spirito grassroots possono coesistere senza che uno soffochi l’altro.
