Col video pubblicato il 14 dicembre di quest'anno sul suo canale, lo youtuber di fama internazionale Pewdiepie ha annunciato ufficialmente un "break" da YouTube per il 2020.
Il giovane content creator di origini svedesi, attualmente al secondo posto per numero di iscritti, avrebbe deciso di prendersi una pausa da ogni pubblicazione in seguito a un recente aggiornamento delle linee guida per la creazione di contenuti da parte di YouTube, piattaforma tramite la quale lo youtuber ha letteralmente costruito un modello a livello internazionale di questa nuova e discussa professione. In particolare, Pewdiepie sarebbe rimasto particolarmente indignato a un'ulteriore perfezionamento delle politiche riguardo a molestie, insulti "velati", eccetera (le cosiddette anti-harassment policies).
Naturalmente non è la prima volta che YouTube viene criticato per questo genere di provvedimenti. Un grande dissenso si è già visto a partire dagli anni scorsi, quando la piattaforma fu spinta dai suoi sponsor a introdurre misure restrittive attuando linee guida volte al politically-correct nei video monetizzati. Ma ora, a quanto pare, le misure restrittive sono state rese ancora più severe, e un appello di protesta da parte di un tale esponente della comunità dei content creator non potrà che avere i suoi risvolti sull'opinione pubblica, soprattutto con un annuncio di sospensione dalle attività di produzione dei contenuti.
Pewdiepie aveva già fatto proclami del genere, ma questa volta sembra essere particolarmente determinato, complice forse il numero di casistiche simili accumulate nel corso del tempo, a partire dal caso mediatico della "n-word" (parola tabù nello slang americano) scatenato da un video in streaming live in cui lo youtuber pronunciò questa parola. Oltre a ciò, già in altri video-blog Pewdiepie aveva accennato alla sua volontà di dedicare più tempo al suo matrimonio recentemente avuto con l'ex-youtuber e modella italiana Marzia Bisognin.
Lo youtuber svedese non è però il solo in questa protesta: altri colleghi hanno fatto ripartire l'hashtag #YouTubeIsOver, già utilizzato gli scorsi anni per altre proteste contro modifiche attuate dai gestori di YouTube.
Il giovane content creator di origini svedesi, attualmente al secondo posto per numero di iscritti, avrebbe deciso di prendersi una pausa da ogni pubblicazione in seguito a un recente aggiornamento delle linee guida per la creazione di contenuti da parte di YouTube, piattaforma tramite la quale lo youtuber ha letteralmente costruito un modello a livello internazionale di questa nuova e discussa professione. In particolare, Pewdiepie sarebbe rimasto particolarmente indignato a un'ulteriore perfezionamento delle politiche riguardo a molestie, insulti "velati", eccetera (le cosiddette anti-harassment policies).
Naturalmente non è la prima volta che YouTube viene criticato per questo genere di provvedimenti. Un grande dissenso si è già visto a partire dagli anni scorsi, quando la piattaforma fu spinta dai suoi sponsor a introdurre misure restrittive attuando linee guida volte al politically-correct nei video monetizzati. Ma ora, a quanto pare, le misure restrittive sono state rese ancora più severe, e un appello di protesta da parte di un tale esponente della comunità dei content creator non potrà che avere i suoi risvolti sull'opinione pubblica, soprattutto con un annuncio di sospensione dalle attività di produzione dei contenuti.
Pewdiepie aveva già fatto proclami del genere, ma questa volta sembra essere particolarmente determinato, complice forse il numero di casistiche simili accumulate nel corso del tempo, a partire dal caso mediatico della "n-word" (parola tabù nello slang americano) scatenato da un video in streaming live in cui lo youtuber pronunciò questa parola. Oltre a ciò, già in altri video-blog Pewdiepie aveva accennato alla sua volontà di dedicare più tempo al suo matrimonio recentemente avuto con l'ex-youtuber e modella italiana Marzia Bisognin.
Lo youtuber svedese non è però il solo in questa protesta: altri colleghi hanno fatto ripartire l'hashtag #YouTubeIsOver, già utilizzato gli scorsi anni per altre proteste contro modifiche attuate dai gestori di YouTube.
